Molte ONP come sapete hanno una rivista che inviano ai propri sostenitori. Uno strumento essenziale per fidelizzarli e informali sulle attività in corso. C’è chi fa una rivista cartacea, inviata via posta, chi fa una una newsletter invita via mail, chi una in pdf da scaricare…
E poi c’è la British Red Cross.
Che non solo ha una rivista in versione cartacea (Lifeline, appunto), ma che da pochissimo tempo permette di leggerla direttamente online con una modalità davvero geniale. vi dico solo che è quasi come averla tra le mani per davvero…
Ma se volete vederla, non dovete far altro che andare qui. Sono sicuro che vi piacerà!
Chi depreda i tesori della vita senza averne diritto?
è tutto lecito, dicono, tanto loro non soffrono
Non c’è ragione di sentirsi in colpa”
Blood Sports
Mi sono venuti in mente i versi di questa splendida canzone degli Style Council mentre leggevo questa notizia sul blog di Ammado. Nelle acque del Mar Rosso un gruppo di immersione sta distruggendo la fauna marina con un tipo di caccia proibito. E lo fanno per un motivo molto semplice: lo trovano divertente.
Se scrivo questo blog sul no profit (e se voi lo state leggendo) è perché abbiamo a cuore anche questi temi. Ho perciò deciso di fare la mia parte. Ammado e internet me ne danno la possibilità. Sono andato sul profilo di Oceanus, la no profit che ha lanciato l’allarme, e ho firmato la petizione per fermare questo massacro.
Finalmente l’estate; e finalmente tempo di vacanze (io ci andrò tra breve, anche se per poco) o almeno di riposo. Immagino che tutti voi che leggete condividiate con me la voglia di sollazzarvi su una bella sdraio all’ombra, con una bibita fresca (ghiacciata fa male) e il libro che nei mesi precedenti non avete mai trovato tempo di leggere.
Ma se voleste sfruttare il tempo per riposarvi, magari anche scoprendo qualcosa di più sul fundraising, e avete un lettore mp3 a portata di sdraio… beh, cosa c’è meglio di un bel podcast? Eccovene alcuni che trovo molto interessanti.
Fundraising is Beautiful: e come dargli torto? Fare fundraising è bello, e con con questo podcast scoprirete come farlo per le emergenze internazionali, come tenere con voi i donatori e molto altro ancora. Ma ne sta parlando molto meglio Paolo Ferrara su Fundraisingnow.
Ammado podcast: il social network preferito da chi si occupa di nonprofit (è dedicato a questo…) ha lanciato da qualche tempo un podcast con delle interviste davvero sfiziose. Mentre siete sotto l’ombrellone, gustatevi quella a Sarah Atkinson, International Youth Coordinator per Amnesty International, e a Andrew Davies, Web Producer per Greenpeace International.
E poi, se volete ascoltare il podcast di organizzazioni non profit, ve ne segnalo due:
In questo post, voglio semplicemente fare i complimenti ad Agire. Perchè? I motivi sono davvero tanti.
- é fatta da ONG, tutte peraltro molto importanti, che hanno deciso da fare network, e rimediare così a uno dei limiti del no profit italiano (anzi, dell’Italia): la frammentazione.
- Stanno usando benissimo il web 2.0: anzi, se volete dargli una mano cercano attivisti on line.
- Tengono un ottimo rapporto con i sostenitori (e scusate se è poco): ieri su Ammado gli ho fatto una domanda sugli interventi attualmente in corso, e hanno risposto già oggi, in maniera più che completa! Per leggere la risposta basta andare sul mio profilo su Ammado.
2) Ha aperto, sempre su facebook, un apposito gruppo, invitando gli iscritti a suggerire altre iniziative di fundraising per per questa causa (cercando così di trasformare i donatori e i supporter in… fundraisers!) e pubblicando aggiornamenti sui fondi attualmente raccolti.
3) Ha aperto sul proprio sito una sezione dedicata a questo appello, dove è possibile vedere il video di un esponente dell’organizzazione, leggere alcune storie reali di interventi fatti e, ovviamente, fare una donazione (la modalità è molto simpatica, provate anche voi!).
Una altro esempio di come il web serva a diffondere un messaggio, ma sopratutto a FAR PARTECIPARE la gente alla propria causa.
Se avete avete qualche amico in UK, chiedetegli di supportare la causa: ne hanno davvero bisogno!
Poco tempo fa su enjoy the market, il blog di Laura dedicato a quanto di nuovo si muove nel marketing, ho partecipato ad una discussione sui video virali per il profit: cosa sono, come sono fatti, quale è il loro scopo.
Grazie a Laura ho imparato che:
1) I filmati virali sfruttano i nuovi media per diffondersi (come un virus appunto) grazie al meccanismo del passaparola di cui si controlla in parte gli effetti (fai circolare quello che vuoi che circoli…o almeno ci provi!)
2) Lo scopo non tanto quello di pubblicizzare un prodotto , ma di diffondere un’immagine di sè dinamica e divertente.
3) Uno dei fattori del successo (che non è così scontato o facilmente riproducibile) di questi viral è la loro capacità di differenziarsi e rimanere nella memoria del fruitore.
E i viral come possono dare una mano al non profit? vediamo tre esempi.
Forse la Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa è arrivata un po’ tardi nell’uso degli strumenti del web 2.0; ma ultimamente si sta riprendendo alla grande, e il suo canale su Youtube (dove trovate anche questo video) ne è uno splendido esempio.
In questo video la parola d’ordine è semplicità: musica accattivante, semplici foto che ritraggono persone, volontari o beneficiari dei servizi, brevità (appena 30 secondi), sito internet ben in evidenza. Il focus è qui sulle persone, con le parole “humanity” and “togetther” ripetute più volte.
Una delle nonprofit che meglio usa il web: Greenpeace! Qui si punta davvero sull’aspetto emozionale, anche perché il video è concepito per convincere le persone a prendere posizione su un tema. Musica e immagini si collimano alla perfezione, il ritmo serrato di metà video fa poi posto ad un’atmosfera più rilassata, per far riflettere su quello che si è visto.
Greenpeace sa usare il web dicevamo: tant’è che, promuovendolo con i mezzi giusti, il video è stato visto circa 450.000 volte…
Questo video invece mi ha colpito per una cosa: non credo che per realizzarlo siano occorsi grandi mezzi. Foto di attività, un programma di video editing (ce ne sono moltissimi gratuiti) e qualcosa di importante da dire.
Questo è il bello del web, che permette a tatti, anche con le risorse scarse di cui dispongono molte onp, di promuovere il proprio messaggio.
Se inoltre volete consigli su come usare i video per le nonprofit, su www.internet-fundrasing.it sono state segnalate queste bellissime slides.
Rubo un po’ di spazio in questo blog per segnalare un notizia personale: è una cosa che mi rende davvero molto felice, e mi piace l’idea di poterla condividere con voi.
Dopo l’invio del CV e il successivo colloquio orale, sono stato selezionato per uno stage di tre mesi finalizzato all’assunzione presso la circoscrizione del Piemonte e Valle d’Aosta di Amnesty International!
Il mio lavoro sarà di occuparmi della segreteria, del sito (che subirà un restyling), dell’organizzazione delle attività e , ovviamente, anche di fundraising! Se tutto va bene (e non commetto errori), alla fine dello stage verrò assunto per proseguire queste attività.
La notizia mi ha riempito di gioia! Lavorare in un’organizzazione no profit, una delle più serie al mondo e di cui apprezzo da sempre l’operato, con l’occasione di gestire i molteplici aspetti della vita di una ONP, occupandomi anche di fundraising e web! E il tutto a due isolati da casa mia (letteralmente)!
Mi rendo conto che sto usando tantissimi punti esclamativi: ma mi è davvero difficile contenere l’entusiasmo! (ed eccone un altro…)
Ovviamente, ora più che mai avrò bisogno del vostro supporto e dei vostri consigli: l’intenzione è infatti quella di condividere la mia esperienza e miei “esperimenti di fundraising” (il sottotitolo del blog), e tutte le dritte per migliorare sono ben accette.
A proposito, date un’occhiata a questa campagna di Amnesty: tratta di un tema molto caro a noi blogger. La libertà di espressione in internet.
Sono molto contento di riuscire a unire in questo post due mie grandi passioni: il no profit e i fumetti. E lo faccio con Booking Life, un fumetto manga (giapponese) uscito in Italia di recente, sotto le edizioni Star Comics; la storia narra di un giovane, Kuzumi, che in seguito ad un evento traumatico (non vi svelo quale per non rovinare la lettura) viene in contatto con il mondo della donazione degli organi. Non ne aveva mai sentito parlare prima, ma l’incontro con alcune persone, in primis la giovane Kirin, lo spingono a diventare apprendista coordinatore per la donazione.
Il fumetto mi convince e mi appassiona, e quando arrivo alla fine cosa trovo? la presentazione di A.I.D.O., associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule.
Possono i fumetti aiutare il no profit? Penso proprio di si. Innanzitutto perchè permettono di avvicinare un pubblico nuovo, che magari del tema trattato o dell’associazione non sapeva nulla. I fumetti raccontano un storia, commuovono, ci permettono di identificarci con i protagonisti; tutte cosa che possono spingere a diventare donatori per un causa. E visto che si tratta di un manga, un genere di fumetto letto sopratutto da giovani, educano una generazione all’importanza di una causa e del tema trattato. In Booking Life trovate anche alcune pagine scritte da un giornalista scientifico, che ci introduce in maniera seria ma non noisa nel mondo della donazione degli organi, in modo da unire emozione e informazione.
Che altro dire, se non fare i vivi complimenti ad A.I.D.O. per la loro inizitiva (e per il loro sito, semplice e carino). In futuro tornerò ad occuparmi del rapporto tra fumetti e no profit; un’unione che credo possa portare ottimi frutti.
Della Campagna “Score for the Red Cross” ne ho già parlato qui, quindi non mi dilungherò molto. Ricordo solo a chi ne avesse mai sentito parlare che si tratta di una campagna di fundraising che della Croce Rossa in occasione degli Europei di Calcio di ques’estate. tramite il sito è possibile acquistare dei gol per la propria scuadra, e sostenere così i progetti del CICR in Afghanistan.
A questa campagna sono molto affezionato; secondo me si tratta di un’idea geniale per avvicinare un pubblico molto vasto ed eterogeneo (i tifosi di calcio) ad un’iniziativa di solidarietà. E spero che molti rimangano sostenitori anche dopo…
Perciò continuerò a seguire la campagna, nella quale l’Italia si sta muovendo molto bene: mentre scrivo siamo secondi nella classifica delle donazioni (nella barra a destra trovate i feed della classifica).
Io penso di segnare anche qualche gol, magari facendo una donazione collettiva con degli amici.
Oggi voglio condividere con voi questa foto speditami da un carissimo amico, Davide Povero, attualmente in Olanda per motivi di studio. Quello che vedete è un poster della Croce Rossa Olandese, una società nazionale non grandissima, ma con una strategia comunicativa molto “giovane” ed efficace.
In particolare, questo poster mi sembra un ottimo lavoro perchè:
1) Si fa guardare volentieri: e non solo dai maschietti…
2) chiaro e compatto: immagine in primo piano, e (poche) scritte ben visbili.
3) Semplicità: non ci sono effetti speciali, colori fosforescenti, scritte gigantesche o lunghissimi proclami (che tanto non leggerebbe nessuno).
Soltanto due colori (rosso e bianco, i colori dell’associazione) e l’emblema ben in evidenza. Una bella lezione di comunicazione dagli amici olandesi, che mi ricordano che quando c’è una buona causa, una comunicazione semplice ma sentita (mai dimenticare l’aspetto emozionale!) è la migliore che si possa fare.
Questo è un blog di studio e discussione sul fundraising, realizzato per potersi scambiare idee e proposte a partire dalla mia esperienza concreta. Un blog che non nasce per dare consigli, ma per riceverne.