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“hai studiato fundraising? wow, allora ci potrai aiutare a vendere i panettoni che ci sono avanzati dalla giornata di piazza: ne abbiamo il magazzino pieno!”.

Chi mi parla è un’amica ritrovata inaspettatamente a Bologna, e che ora ricopre ruoli dirigenziali in un’organizzazione non profit. Del fundraising ha sentito parlare, ovvio, ma dal tono della conversazione mi rendo conto di cosa la gente in genere pensa sia il fundraising.

Credo infatti che sia diffusa la sensazione che il fundraising sia una serie di “trucchi” (per alcuni anche inganni) che consentono di prendere più donazioni. Per fare il fundraiser servirebbe quindi fantasia, inventiva e originalità… nonchè una grande dose di faccia tosta per “chiedere alla gente soldi”.

Non che fantasia originalità non servano, sia ben inteso… ma non credo sia questo il punto. Fundraising è realizzare scambi sociali convenienti per entrambe le parti; per l’organizzazione e i beneficiari, che ricevono la donazione, e per il donatore, che sa di aver dato il suo contributo a una causa a cui tiene.

Ridurre il fundraising a scelte cromatiche (“il volantino facciamolo rosso, che si vede di più”), musicali (“facciamo un concerto pop, attira più gente”) o alimentari (“macchè cena solidale: facciamo un bell’aperitivo!”) credo che sia sminuente. E anche inesatto.

Nel caso dei panettoni… prima di chiedersi “come facciamo fuori quelli che ci avanzano?” credo che l’organizzazione in questione avrebbe dovuto chiedersi:

1) Quanto vogliamo raccogliere… e per che progetto?

2) Abbiamo sufficienti volontari e risorse per gestire una giornata di piazza?

3) La cifra richiesta è adeguata?

4) Chi potrebbe essere più interessato a farci una donazione in questo modo? come promuoviamo presso target l’iniziativa (radio? giornali? internet?) e dove possiamo trovarlo? (piazze? scuole? cinema? mercati?).

5) Quale è il momento migliore per vendere i panettoni (8 dicembre? sabato o domenica? siamo sicuri che non ci siano nella stessa piazza iniziative simili di altre associazioni?)

6) Come teniamo i contatti di chi ci compra i panettoni? (iscrizione a newsletter?)

7) E poi, la domanda più importante: non c’è un’altra possibile iniziativa che possiamo fare che potenzialmente può rendere di più impegnandoci di meno?

Se invece si è già deciso che si vogliono vendere panettoni, ad una determinata cifra in un determinato posto, questi panettoni avanzano e si cerca qualcuno che abbiamo un modo per venderli tutti… più che un fundraiser serve Silvan!

Il cambio di città e il non troppo tempo dedicato alla rete mi stavano facendo perdere una discussione davvero interessante sull’etica nel fundraising, ospitata dal blog di Fabio latino (qui e qui).

Discussione ancora più di attualità quando, sotto periodo natalizio, più o meno tutti riceviamo mailing da numerose associazioni che ci invitano a fare una donazione. Tra quelli che ho ricevuto, una parte consistente mette bambini piangenti e denutriti sulla busta, e si rivolge al sottoscritto non solo come se la mia donazione potesse di punto in bianco risolvere tutti i problemi dell’Africa… ma a volte anche come se la causa di questi problemi fossi più o meno direttamente io! (e pensare che in Africa non ci sono mai stato).

Posto e assodato che una buona proposta di fundraising deve sempre contenere un qualche elemento di empatia, che ti permetta di “metterti nei panni” della persona che chiede aiuto, permettendoti così di comprendere il suo bisogno (la lettera citata da fabio ad esempio a me non suscita così tanto turbamento, la domanda è: per suscitare l’empatia, per “far vivere” il dramma, per far compredere quanto la causa sia urgente, importante e rilevante (come deve essere ogni causa) c’è proprio bisogno di essere aggressivi? Dobbiamo per forza mostrare sangue, fame, miseria, disperazione?

Mentre mi ponevo questa domanda, mi sono imbattuto in rete in questo video della British Red cross, dedicato alla giornata mondiale della lotta all’HIV.

Come potete vedere, nel video questa presentatrice inglese ci chiede “se avessi l’HIV, mi baceresti?” Segue una serie di gag e poi un dato: l’85% delle persone sa che non si contrae l’HIV tramite un bacio… ma comunque sia il 69% non bacerebbe una persona affetta da HIV. “Una cosa è la sicurezza” ci dice lo spot, “un’altra la discriminazione”.

Credo che attraverso lo spot si capisca bene (anche se in maniera ironica) il dramma di queste persone. E riescono a farcelo capire senza foto di persone morenti in ospedale, senza sangue, senza dirci che la colpa è nostra.

Forse far piangere non è sempre il mezzo migliore…e sono fermamente convinto che nel lungo periodo NON paga.

Arriva- derci… a Bologna

Alla fine, dopo 3 mesi in Canada (che, vi assicuro, non sono stati freddi come pensavo), sono tornato.

Sono stati mesi fantastici: ho avuto modo di ricevere gli insegnamenti di un grande maestro, Guy Mallabone (se ancora non lo fate, leggete il suo blog, pieno di ottimi spunti).

Ho potuto essere coinvolto in tutte le loro attività, ed in particolare nel lancio della campagna Promising Futures, che consentirà, letteralmente, di dare un futuro all’istruzione di tanti giovani canadesi. Il che ha voluto dire riunioni, preparazione di eventi, partecipare ad una serata di gala, lavorare sugli accordi con i donatori,…. Partecipare a questa campagna è stato davvero entusiasmante, e auguro loro ogni fortuna.

Ma ho anche potuto partecipare al Philantropyc lunch (che emozione vedere fundraiser e donatori festeggiare INSIEME i risultati raggiunti!) e vedere quanto i fundraisers qui si aiutano tra loro. Nonchè farmi un po’ di vacanza a Toronto e Montreal con l’amica e collega del master Hind (in bocca al lupo per il tuo lavoro in Canada!).

Cosa più importante di tutte, ho imparato ad amare un paese magnifico e accogliente: e spero almeno un poco di essere riuscito a far capire agli amici canadesi che si dice “arrivederci” e non “arriva- derci”, e che l’Italia non è solo sole, mare, buon cibo, shopping, relax e… feste di compleanno di modelle minorenni (vicenda sulla quale erano informatissimi…) ;)

Ma non c’è tempo per la nostalgia: ora che sono tornato in Italia ho ancora un po’ di idee canadesi che vorrei condividere su questo blog, devo iscrivermi all’Assif (fatelo anche voi!!!)… e da mercoledì comincio un lavoro  a Bologna (di cui spero di parlarvene presto).

Perciò un saluto e a risentirci presto!

Qui al SAIT ho visto due consulenti coinvolti in due progetti diversi. La cosa all’inizio mi ha sorpreso: perche’ spendere soldi per un parere esterno… quando hai in casa un ottimo ufficio di fundraising?

Ragionandoci e parlandone con i colleghi qui, credo di avere individuato 4 motivi per cui fare ricorso ad un consulente sia una buona idea (e una buona spesa…).

1) Quando cominci. Se non hai mai fatto fundraising, hai bisogno di una mano per partire. Non solo facendo formazione pero’: credo che il ruolo del consulente sia anche quello di aiutarti ad organizzare il tuo ufficio e la gestione del tempo e delle risorse, dare insomma una struttura all’insieme delle azioni che vuoi mettere in atto per gestire un’attivita’ complessa (non nel senso di difficile, ma composta da tante dinamiche e variabili diverse) come il fundraising.

2) Quando vuoi avere un parere oggettivo: e’ vero, tu che ci lavori dentro tieni alla causa e sai come funziona la tua raccolta fondi meglio di chiunque altro. Ma forse, proprio per il fatto di “esserci dentro”, sei inbrigliato in meccanismi che ormai dai per naturali e non riesci a vedere opzioni diverse. Un consulente, che magari ha visto piu’ organizzazioni diverse, puo’ darti un parere oggettivo esterno… e magari farti vedere  che certe cose sono fattibili anche se non le hai mai fatte prima!

3) Quando hai bisogno di uno specialista: a volte hai bisogno di qualcuno super esperto in un determinato campo (viral marketing, eventi, campaining, fundrising on line…). Oltre ad aiutarti a realizzare l’attivita’ per cui l’hai assunto, potresti anche imparare qualcosa da lui…

4) Quando… non hai tempo! Non sempre si riesce a gestire tutto: un consulente ti puo’ aiutare a sfoltire la mole di lavoro per un determinato lasso di tempo.

Personalmente non amo molto la modalita’ di consulenza che chamo “fundraiser in affitto”, ovvero quella in cui il consulente lavora come se fosse il fundraisers dell’associazione (anche andando a chiedere direttamente a potenziali donatori). Non ritengo che sia opportuno infatti lasciare questo ruolo ad un esterno: questo e’ il compito del fundraiser interno all’organizzazione.

I nord americani, si sa, amano far parte di associazioni, di tutti i tipi; Lo scriveva gia’ Torqueville.

Quelle di cui scrivo oggi sono le tre associazioni che riguardano da vicino il fundraising. Sara’ perche’ qui lo fanno da piu’ tempo (il fundraising moderno, perlomeno), sara’ che hanno un cencetto di associazione professionale un po’ diverso dal nostro, ma l’idea che mi sono fatto e che qui i fundraiser non si sentono mai soli. Ecco dove e come si ritrovano.

CASE (Council for Advancement and Support of Education): e’ l’associazione di chi si occupa di supporto all’educazione, e quindi di Alumni e fundraising. Le relazioni con gli ex studenti in Canada (e’ ancora di piu’ negli USA) sono un tema impegnativo, e tutte le universita’ hanno ufficio che se ne occupa. Forse e’ anche per questo che le universita’ ricevono copiose donazioni. Per quanto mi riguarda, dopo la laurea io non ho ricevuto nessun contatto dalla mia universita’: come se non ne avessi mai fatto parte…

APRA (Association of Professional Researchers for Advancement): e’ l’associazione di chi si occupa di ricerca sui prospect (un tema su cui spero di tornare presto). Negli USA e’ enorme, anche a causa delle leggi sulla privacy molto, MOLTO meno restrittive… ma anche qui in Canada non scherzano.

AFP (Association of Fundraising Professional): e’ l’associazione dei fundraiser. Organizza convegni, seminari, pubblicazioni, … Qui a Calgary ad esempio si ritrovano regolarmente, chiedendo a esperti nazionali e internazionali di intervenire. Hanno un biblioteca consultabile dai soci e un programma di mentoring nel quale i fundraisers piu’ navigati aiutano le nuove leve a destreggiarsi nella professione.

Insomma, qui quella dei fundraisers e’ una vera comunita’, che si aiuta e si sostiene reciprocamente.

Credo che a breve in Italia dovremo trovare il modo di poteziare l’ASSIF

Leggo tra le notizie di un importante quotidiano italiano, L’Unita’, una notizia piuttosto curiosa che mostra come anche un soggetto un po’ particolare della vita internazionale stia provando a fare fundraising per portare avanti la sua “causa”…

E questa notizia mi fa riflettere su due punti:

1) Come si puo’ vedere anche il profit e soggetti particolari (come quello della notizia) provano a usare meccanismi e linguaggi propri del non profit per i loro intenti… e questo significa che questi meccanismi FUNZIONANO.

2) Oltre ad un’amministrazione etica della donazione, e’ importante educare i donatori ad effettuare prestare attenzione a chi e per cosa.

Buon fundraising (per cause veramente giuste) a tutti!

photo by dheuer

photo by dheuer

All’interno del mio internship al SAIT, il politecnico di Calgary, in questo periodo sto lavorando ad un evento che coinvolgera’ parecchi volontari. E’ per me un’esperienza davvero interessante, perche’ mi permette di osservare le modalita’ con cui vengono cercati, selezionati e infine formati i volontari.

Prima cosa che mi ha stupito (ma in fondo non troppo): il principale canale di reclutamento per i volontari sono… i dipendenti e gl studenti stessi del SAIT! Che decidono di dedicare un po’ del loro tempo libero per l’istituzione di cui, nella maggior parte dei casi, sono orgogliosi di far parte. “Sono contenta di partecipare ad eventi come questo” mi disse una insegnante ad un evento precente “cosi’ ho modo anche di conoscere i miei colleghi di altri dipartimenti”.

Da quello che ho notato, le persone fanno volontariato principalmente per i seguenti motivi:

- aiutare la comunita’ (ovvio… ma non troppo)

- conoscere persone nuove… o passare del tempo con i propri amici

- essere formati, imparare cose nuove

- sentirsi ringraziati

Credo che ogni proposta di volontariato dovrebbe mettere bene in evidenza questi aspetti, e dedicarci tempo e risorse! Oltre all’evento in cui i volontari saranno impegati, stiamo infatti lavorando anche su… un evento dedicato a loro per ringraziarli!

L’altra cosa che mi ha particolarmente colpito, e’ che qui cercano volontari anche solo per un evento.

“Il volontariato e’ una forma di relazione umana” mi spiega una collega: “Quindi puo’ cominciare con un appuntamento (volontariato per un evento), proseguire in maniera piu’ intensa (volontariato per un progetto) e poi diventare un relazione molto solida (ad esempio, diventare parte del direttivo). Molte organizzazioni invece ti chiedono di sposarle al primo contatto che hai con loro: e questo allontana molti possibili volontari”.

Per finire, due suggestioni su web.

Volunteer Canada; si tratta di un’organizzazione il cui scopo e’ diffondere la cultura del volontariato e… trovare volontari per le altre non profit! Se qualcuno e’ interessato a fare volontariato, contattatta la sede piu’ vicina (ecco la sede di Calgary) e si informa sulle opportunita’ del momento. Per altro hanno una biblioteca virtuale davvero interessante.

Energize inc.: organizzazione (profit) che si occupa di volontariato: anche qui, una biblioteca virtuale vastissima.

Buon volontariato a tutti!

E’ stata una delle prime cose che ho visto qui al SAIT: il donor wall.

L’idea e’ semplice; se qualcuno fa una donazione cospicua, soprattutto per costruire un edificio, si inserisce una targa commemorativa con il suo nome (industria o donatore singolo che sia). Chiunque usufruira’ di quell’edificio, sia esso una scuola, un ospedale o un centro ricreativo, sapra’ che e’ stato reso possibile grazie a quel donatore.

E quest’ultimo, ogni volta che sara’ invitato dall’ONP a visitare la struttura, vedra’ dove sono finiti i suoi soldi….e probabilmente donera’ ancora!

E gia’, perche’ oltre al donor wall qui al SAIT sono soliti anche intitolare stanze o strutture ai loro donatori. Se il signor tizio caio ha donato 10 milioni di dollari per la Energy school… la scuola si potrebbe chiamare “Tizio Caio Energy School”. Non pensate che sia un esempio buttato li: e’ esattamente quello che e’ successo qui al SAIT!

Ora… quanto si sente coinvolto un donatore se una struttura della sua ONP preferita porta il suo nome?

Ovviamente la cosa non e’ improvvisata: ogni decisione in merito deve essere approvata dal bord dell’associazione e qui hanno pue una policy inerente.

Anche se in Italia qualcuno gia’ lo fa (penso ad Amref, che mi risulti intitoli alcuni pozzi in africa ai suoi donatori) credo che questo sia un ottimo sistema per ringraziare e legare i donatori all’associazione.

Saluti canadesi a tutti!

Scrive su questo blog Alessandro, neo responsabile dei Giovani della Croce Rossa di Pinerolo:

“Ne approfitto per iniziare a divulgare il nuovo indirizzo del Sito Internet del Gruppo Pionieri di Pinerolo:
http://cripinerolo.altervista.org

E’ ancora in fase di costruzione ma pian piano penso che stia venendo abbastanza bene…saremo ben lieti di avere suggerimenti da te per rendere più efficace il nostro messaggio…magari con qualche WIDGET!

Ciao Alby, a presto!”

Come gia’ scrissi sono molto legato a questo Gruppo: un po’ perche’ molti di loro sono miei amici (Alessandro e’ uno di questi) un po’ perche’ credo facciano davvero un buon lavoro. Anche perche’, con la loro presenza, consentono ai giovani di avvicinarsi al volontariato e partecipare alla vita di una grande associazione come la Croce Rossa. In un mondo in cui si dice che i giovani hanno perso la motivazione per fare qualsiasi cosa, non mi sembra poco…

Provo quindi a dargli qualche dritta.

1) Premetto che non sono un fan di Joomla (CMS con cui e costruito il sito). Per come vogliono usarlo (dire chi sono, inserire di tanto in tanto delle notizie, mostrare foto) forse sarebbe stato meglio WordPress. Ma si tratta di gusti personali.

2) Ok il menu’ laterale… ma potete fare di meglio! di solito servono solo 4 pulsanti: chi siamo, cosa facciamo, dove puoi trovarci, come ci puoi aiutare. Ora chiedetevi: se io non so nulla di Croce Rossa, dalla vostra barra laterale trovo le informazioni che cerco? probabilmente non in maniera cosi’ immediata. E se il navigatore non trova subito quello che cerca se ne va (lo facciamo tutti…).

3) Aggiungete foto: come sono fatti i giovani della Croce Rossa? QUALE E’ il loro impegno per migliorare il mondo? Ok mettere i loghi… ma i loghi sono immagini FREDDE, che creano distacco con chi non li conosce. Una foto di voi in azione e’ un’immagine CALDA, che crea empatia e AVVICINA il visitatore\ potenziale donatore\ potenziale volontario.

4) Non vedo la sezione “donazioni”: non avete bisogno di soldi? Non c’e’ nulla di male nel chiedere aiuto, anzi: come diceva il grande fundraiser Rosso ” non bisogna vergongarsi a chidere una donazione, ma bisogna esserne fieri”. Basta la sezione “come puoi aiutarci” nella quale inserire il conto corrente della vostra sede. Fate capire ai navigatori che possono aiutarvi in cio’ che fate: fategli capire che possono essere PROTAGONISTI DEL CAMBIAMENTO!

5) Avete una pagina di fan su facebook… beh, datene informazione sul sito! Potete scaricare un banner da attaccare al sito direttamente da Facebook. Fate sapere ai vostri amici on line dove vi possono incontrare.

Per i Widget Alessandro (sai che sono la mia passione ;) ) c’e’ tempo…

E voi che leggete, ce ne pensate? ci sono altri consigli da dargli?

Un grosso saluto dal Canada e in bocca al lupo per cio’ che fate!

Volontari della fan Expo

Volontari della Fan Expo

Vi assicuro, l’esperienza canadese mi sta insegnando molto.

Oggi pero’ tratto di un qualcosa che non ho vissuto direttamente, ma che ho trovato molto simpatica.

Come tutti gli appassionati di fumetti sanno, le fiere del fumetto sono il posto giusto per scoprire novita’ editoriali, incontrare gli autori, conoscere altri fan e, almeno qui in Canada… fare volontariato!

FanExpo, la principale fiera del Fumetto canadese che si svolge a Toronto, ogni anno cerca volontari per portare avanti la manifestazione.

E credo che il loro modo di reclutarli sia esemplare:

- Alcuni piccoli benefits: una maglietta riservata solo a loro e la possibilita’ di entrare liberamente nella fiera.

- Chiarezza dei loro compiti e doveri.

- Delle linee guida: per sapere come faranno e come.

Ma soprattutto, chiariscono bene perche’ una persona dovrebbe fare volontariato: per potersi divertire (“You’ll have tons of F-U-N!!”), per conoscere altre persone con interessi simili, per fare un’esperienza diversa, per sentirsi parte di una comunita’, di un gruppo.

E`alla fine si ringraziano i volontari per il successo conseguito (sopra i partecipanti dell’edizione 2008).

Quando le nostre organizzazioni cercano volontari, sono sicure di sapere cosa fargli fare? Sanno davvero spiegare il motivo per cui fare volontariato 9e i benefits che si avranno)? Sanno ringraziare i volontari?

Qui in Canada, i fumetti sembrano saperlo fare.

Un saluto!

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