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tratto da http://mailing.fundraising.it

tratto da http://mailing.fundraising.it

Grazie ad una lezione di Daniele Fusi (che ringrazio), ho scoperto questa interessante iniziativa di Cemit Interactive Media, del Gruppo Mondadori.

Cemit è uno dei principali fornitori di liste in italia, vale a dire che è una delle aziende che fornisco alle ONP gli indirizzi a cui mandare le lettere di richiesta fondi.

Ebbeme, da qualche tempo per espandare il loro indirizzario e fare un’iniziativa solidale hanno lanciato questo portale, DONAMI.

Molto semplificato, il meccanismo è questo: tu mi lasci la tua anagrafica (ovvero nome, cognome, indirizzo,…) che io inserirò nelle liste quando un’organizzazione non profit mi chiederà deigli indirizzi. Io cambio io donerò un euro alla organizzazione da te scelta (tra Action Aid, Cesvi, Fai, Associazione Fonte diSperanza, Lega del Filo d’oro e Soleterre). Per ulteriori informazioni consultare la sezione “regolamento” e “come funziona” in basso a sinistra.

Io mi sono iscritto e, per il principio di reciprocità tanto caro al fundraising, ho selezionato Cesvi per ricevere la donazione. Per me inoltre l’iscrizione rappresenta un vantaggio; dal momento che il mailing è uno degli strumenti che più mi interessano (e in Italia è ancora lo strumento più redditizio) essere inserito nelle liste Cemit mi potrà permettere di ricevere i mailing delle altre ONP, e vedere come loro si stanno muovendo.

E voi vi siete già iscritti?

In ambito Anglosassone, le pratiche di personal fundraising sono piuttosto comuni. Per personal fundraising intendo quando un sostenitore o un gruppo di sostenitori organizzano in proprio un’attività di raccolta fondi per la propia ONP. Può trattarsi di una festa, di un concerto, del lavaggio della macchine, del banchetto con torte fatte in casa… o di qualsiasi altra cosa!

Queste iniziative non solo raccolgono fondi, ma aumentano la diffusione del brend e legano im maniera più forte il donatore e la l’organizzazione: chi mai, dopo aver passato un pomeriggio a lavare macchine per la propria associazione, il giorno dopo può decidere di interrompere la propria donazione?

Se nel mondo anglosassone tali pratiche sono appunto diffuse e incentivate (ad esempio lo splendido esempio di Oxjam, oppure date un’occhiata al post di Paolo Ferrare dedicato algi strumenti on line di personal fundraising), da noi siamo appena agli inizi.

Una iniziativa su cui si può puntare, divertente e non troppo impegativa per il donatore, è quello delle scommesse (avete presente Cesviamo?).

Pensate che in Inghiletterra sono talmente diffuse le scommesse per beneficenza, che ormai scommettono su qualsiasi cosa (mi è giunta la voce di una donna in cinta che ha lanciato la scommessa “sarà maschio o femmina”?).

E qui arriviamo ad un caso Italiano… almeno al 50%!

La cara amica Elena, residente a Londra, ne ha fatta un’altra delle sue. Ispirata dai suoi colleghi, che per un’iniziativa aziendale stanno lanciando una scomessa dopo l’altra, ne ha creata una personale.

Cari amici, ho appena sistemato camera mia: scommetto che riuscirò a tenerla in ordine, almeno per un mese, e se non ce la farò i soldi della scommessa saranno donati alla Croce Rossa per l’intervento in Abruzzzo. Potete scommettere anche voi se riuscirò o meno nell’impresa. Se pensate che non ci riuscirò e avrete ragione voi, sarò io a donare per voi la somma che avete scommesso.

Il tutto diffondendolo solo con il passaparola e senza nessuno strumento on line, se non un gruppo su facebook.

L’idea mi piace molto, è divertente, porterà dei suoi amici a donare, ed è estremamente semplice.

Dato che mi sto dedicando in questo periodo allo studio del fundraising on line, mi sono permesso di darle alcuni suggerimenti che secondo me potrebbero fuzionare.

1) fai un video da caricare su FB (ma anche su Youtube) nel quale spieghi la scommessa, e perchè è importante partecipare.

2) Manda attraverso il gruppo degli aggiornamenti, per tenere gli scommettitori “caldi”: anche solo pubblicando settimana dopo settimana lo stato della tua cameretta

3) manda una mail a tutti i i contatti, speigandoli l’iniziativa e invitandoli al Gruppo.

4) Prova ad aprire una pagina di fundraising on line (magari con Justgiving); sui tuoi amici inglesi potrebbe avere più impatto

5) metti un premio (magari una donazione aggiuntiva di5 euro) per chi porterà il maggiornumero di scommettitori.

6) pubblica costantemente lo stato delle scommesse e quanto manca all’obiettivo che ti sei prefessita

Quuesti come consigli base: qualcuno ha altri suggerimenti?

Nel frattempo ho fatto la mia scommessa: 5 euro che non riuscirà a tenerla in ordine… e voi?

Visto che sono gli ultimi giorni per fare la dichiarazione dei redditi, si avviano a conclusione anche le varie campagne sul 5X1000.

Personalmente, la mia premura è stata quella di informare soprattutto i volontari della mia associazione su questo mezzo di raccolta fondi; elaborando con altri volontari  le slides che vedete qui sopra, con dei materiali scaricabili e un po’ di promozione on line.

Non mi pronuncio nuovamente sulle recenti polemiche sull’argomento (ne ha parlato Jacopo), ma certamente è un meccanismo fiscale da modificare: almeno in due punti.

1) Stabilità: da quando è nato, il 5X1000 e sempre cambiato di anno in anno: e questo genera confusione nei beneficiari e nei contribuenti (”ma quest’anno ne abbiamo ancora diritto? ci sarà il tetto massimo”?). Renderlo un meccanismo stabile nell’ordinamento fiscale è alquanto auspicabile.

2) Fare in modo che le associazione sappiano chi ha destinato a loro il 5×1000. Magari facendo come in UK o Irlanda, dove sono le associazioni stesse a portare all’agenzia delle entrate le firme dei contribuenti.

La modifica su cui sono invece sono d’accordo (e penso di essere tra i pochi) è il tetto massimo; il 5X1000 non può andare oltre una certa soglia.

Perchè? Perchè altrimenti lo Stato ci fa la figura del fesso. Chiede le tasse (che in italia sono anche piuttosto alte) e poi permette di destinare una grandissima parte di questi introiti alle associazioni? Potrebbe venire il dubbio che non sappia cosa farsene… o che pensa che dei privati potrebbero usare questi fondi molto meglio (e da cittadino italiano, spero che non sia così)

A questo punto, tanto varrebbe abbassare la tasse dell’IRPEF del 5X1000, e lasciare la gente libera di fare la propria donazione.

Che ne pensate?

fonte: http://www.flickr.com/photos/festivalfundraising/

fonte: http://www.flickr.com/photos/festivalfundraising/

Il secondo festival del fundraising si è concluso: anche quest’anno ho auvuto modo di partecipare allo stand di  Ammado, il social network (ma non solo) dedicato al non profit. Grazie quindi a Kate Carlise, la businnes development manager di Ammado in Italia, che mi ha permesso di lavorare con lei; una “compagna di viaggio” simpatica e disponibile, dalla quale ho imparato davvero molto.

L’evento è stato sicuramente un successo: per l’impegno dei volontari e del comitato organizzatore, per la voglia di scambiarsi idee ed esperienze dei partecipanti, per la ventata di spunti e novità dei relatori stranieri.

Rispetto all’anno scorso però, ho notato due differenze.

In primo luogo, c’è stato più network: più voglia di conoscerci, maggior scambio di biglietti da visita, insomma una maggior voglia di interazione, che forse è il più grande patrimonio del Festival.

Poi, se l’altro anno molti erano venuti a Castrocaro con l’idea di fare un corso di fundraising a basso costo (e credo che in alcune occasioni il festival si fosse proposto così), quest’anno invece l’atmosfera era ancora di più quella di un incontro degli operatori del settore.

Tra le cose più belle che mi porto dietro, l’aver incontrato dal vivo, anche solo brevemente,  alcune persone che prima avevo sentito solo on line, (come Francesco Quistelli, che sul Festival ha scritto alcune belle osservazioni) e aver ritrovato alcuni che non vedevo dall’anno scorso, come Paolo Ferrara.

L’energia dei relaotori stranieri, Pidgeon e Mallabone.

Gli spunti dalla sessione di Paolo Ferrara e Matilde Puglisi, dedicata al fundraising on line; pensavo che l’email avesse come vantaggi solamente i bassi costi e la velocità, e non avevo mai riflettuto sulle enormi potenzialità di questo strumento per monitarare anche le preferenze dei donatori. perciò… grazie per avermi aperto la mente! (alcune osservazioni sull’agomento le ha fatte proprio Paolo qui).

L’entusiasmo e la simpatia degli altri partecipanti (in primis, i miei compagni del Master in Fundraising di Forlì).

e poi, alcune cose che non vedo l’ora di mettere in pratica! ad esempio ho imparato che:

- è meglio cercare donatori piuttosto che che donazioni.

- i donatori non vanno informati di quello che fa l’ONP: vanno COINVOLTI in quello che fa l’ONP.

- dalle chiacchere al bar a volte si può imparare quanto in una lezione.

- devo studiare seriamente inglese; così se mi capiterà di nuovo di partecipare ad una gara di barzellette tra texani (come mi è davvero capitato) potrò capire qualcosa…

Ci si vede al prossimo anno al Festival!

Questa volta non vi scrivo per raccontarvi la storia di una raccolta fondi ben fatta, per dare uno sguardo a quello che succede all’estero, per apprezzare un nuovo strumento online.

Questa volta vi scrivo perchè c’è bisogno; e subito.

I fatti non hanno bisogno di essere riassunti; gli interventi sono ancora in atto, e hanno bisogno di sostegno. Il mondo del non profit che si occupa di emergenza si è subito attivato, e gli italiani hanno dato una prova di solidarietà e di mobilitazione davvero impressionante. e commovente. Sono questi i momenti in cui un popolo si (ri)scopre unito. Francesco Quistelli ha ben riassunto come si è mosso il fundraising italiano in questo post (hanno parlato del terremoto anche sul blog di Postel e su quello Internazionale e Italiano di Ammado)

La popolazione dell’Abruzzo continua però ad avere bisogno di aiuto; anzi, ora ne avrà ancora più.

La Croce Rossa è presente sul posto sin dai primi momenti; con il sostegno psicologico, con le tende da campo, con le cucine che stanno sfornando 22.000 pasti al giorno.

Per ulteriori informazioni, vi rimando al sito ufficiale della Croce Rossa Italiana.

Per fare una donazione le modalità sono queste:

Conto Corrente Bancario
C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
Tesoreria – Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 – 00187 Roma.
Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono:
IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020
Causale: PRO TERREMOTO ABRUZZO

Conto Corrente Postale n. 300004
intestato a: “Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 – 00187 Roma
c/c postale n° 300004
Codice IBAN: IT24 – X076 0103 2000 0000 0300 004
Causale: Causale PRO TERREMOTO ABRUZZO

Donazioni on line:
È anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della CRI all’ indirizzo:
http://www.cri.it/donazioni

Anche dall’estero, tutto il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sta lavorando con la Croce Rossa Italiana per rispondere all’emergenza; guardate cosa fanno la Croce Rossa Inglese e La Federazione Internazionale.

Un appello ai blogger; molti di voi stanno dando già comunicazione della possibilità di donare. Lanciamo tutti un segnale, anche quelli che solitamente non si occupano di questi argomenti. Dimostriamo come internet non sia solo un mezzo per comunicare, ma anche uno strumento per salvare vite.

Molte ONP hanno dalla loro parte dei testimonial; persone note nel mondo dello spettacolo, degli affari, della cultura,… che prestano la loro immagine in favore di una buona causa. Eccovi un caso di eccellenza in questo settore.

Ancora una volta si tratta della British Red Cross (li seguo con attenzione, e fanno cose davvero interessanti) e della giovane cantante anglo- georgiana Katie Melua, in Italia ancora poco nota ma molto amata in UK e USA, autrice di canzoni pop acustiche come la famosa “Nine Milion Bycicles”.

Nel dicembre 2007 Katie Melua pubblica il singolo “What a wanderful word”, cover della celebre canzone di Luis Armstrong (il video è qui sopra), cantato con Eva Cassidy: tutti i proventi saranno destinati alla British Red Cross.

Il disco è un successo, e in poco tempo raggiunge la vetta della chart inglesi, posizionandosi al n°1!

Nelle sue uscite pubbliche Katie continua a parlare della sua collaborazione, e del fondamentale lavoro che svolge la BRC.

Il loro cammino insieme però non si interrompe. Una delle attività sui cui la British Red Cross punta molto sono i corsi di primo soccorso alla popolazione; ed ecco perciò Katie seguire uno di questi corsi, invogliando altri giovani a parteciparvi e dichiarando che “imparare il primo soccorso può salvare delle vite, e chiunque può farlo!”

In concusione, possiamo vedere che ci sono due modi di fare ricorso ai testimonial.

La partecipazione “spot”, magari solo con un evento, dove si cerca di avere dalla propria un qualsiasi personaggio famoso (anche la velina di turno, che a parte la gradevolezza estetica poco può aggiungere) per “attirare l’attenzione”.

Oppure, come nel caso di sopra, un testimonial selezionato che conosce e apprezza l’ONP, che si rende partecipe e si coivolge, con un rapporto continuato, nelle attività. Non una semplice apparizione, quindi, ma un vero e proprio amico.

Le puoi trovare in pizzeria o in palestra; al bar o nella sala d’attesa del dottore. Sono piccole, costano poco, e possono essere l’occasione per dare sfogo alla creatività. E magari per farti un po’ di pubblicità ad un costo contenuto.

Sono le freecards, quelle cartoline che si trovano nei luoghi di passaggio e che si possono prendere liberamente (sono free, appunto), veicolando un messaggio o una pubblicità. Il profit le utilizza già, e qualche ONP ha seguito l’esempio.

Sul sito di Promocard, una delle aziende che si occupano di questo settore, potete travare una galleria di cartoline realizzate da non profit italiane (alcune le trovate qui sopra).

Che vantaggi possono avere? provo a ipotizzarne alcuni

1) Basso costo

2) Un veicolo “nuovo”, che attiri di più l’attenzione

3) Per chi è già socio o sostenitore, potrebbe esser un gadgets collezionabile

4) Per le ONP locali, attraverso la dostribuzione nei locali, si può rinsaldare il legame con il territorio

5) Facile veicolo per promuovere eventi locali (attività di piazza, concerto, giornata di sensibilizzazione,…)

photo by Gret@Lorenz

photo by Gret@Lorenz

“All’infuori del cane, il libro è il miglior amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo buio per leggere”.

Questo simpatico aforisma di Gruocho Marx (grande comico, ma anche gran lettore) ci ricorda quanto possa essere importante nella nostra vita un libro.

Ci sono ilibri che fanno la storia (la Bibbia, o il Manifesto); ci sono i libri che ci obbligano a leggere a scuola. E a volte ci sono i libri che ci cambiano la vita; quelli che abbiamo letto più volte, con lo stesso piacere con il quale reincontriamo un caro amico.

Facendo un giro sui Blog che si occupano di fundraising, vedo che che sono molto richiesti i libri che trattano questo arogomento; “dove trovo un buon manuale di fundraising?”, oppure “quale libro sulle fondazioni mi consigli?”, o ancora “se volessi specializzarmi nel mailing, cosa dovrei leggere?”. Alcuni, come Paolo Ferrara, hanno stilato un’elenco delle pietre miliari.

Dal canto mio, ho pensato che potrebbe essere utile creare una biblioteca collettiva. Esiste un social network infatti, Anobii, che è dedicato proprio alla condivisione dei libri. La dinamica è semplicissima. Ci si iscrive, si crea il proprio profilo, e poi pian piano si inseriscono i propri libri preferiti e quelli in lettura. Si possono taggare (ad esempio, come “saggi” o “polizieschi”), commentare, visitare le librerie altrui,… e ovviamente iscriversi a gruppo tematici.

Se vi interessa condividere i vostri libri sul fundraising e sul non profit, ho creato un gruppo apposito dal nome (viva la fantasia) Fundraising & Nonprofit.  Per chi cerca invece libri su sul web 2.0, capitale sociale, ecc. esiste un gruppo dal nome Non profit 2.0.

Pertanto, buone letture (che spero vogliate condividere) e a presto!

photo by Stephanie Booth

photo by Stephanie Booth

Breve post solo per comunicarvi da da oggi questo blog cambia nome, diventando “Sperimentare il Fundraising: news, idee e esperimenti per la raccolta fondi.

Il perchè di questa scelta è presto detto.

Quando creai questo blog, l’intenzione era quello di scrivere considerazioni ed esperienze personali sul fundraising e sul mondo del non profit.

Dare il mio nome al blog mi sembrava comunque sensato: di entrambi gli argomenti sono un neofita, e non ho la pretesa di enunciare verità incontestabili. Anzi, apprezzo molto quando si aggiungono commenti che integrano o correggono quello che scrivo.

Confrontandomi con amici e altre persone ho però scoperto che quello che per me era un segno di umiltà (non prendetelo troppo sul serio, in fondo è solo il blog di Alberto Ghione) era in realtà percepito come spocchioneria e saccenza (non potevi scriverlo ancora più grosso il tuo nome? eh eh…). Inoltre, per chi giungeva per la prima volta sul blog, forse non era immediato capire di cosa si trattasse.

Il nuovo nome dovrebbe aver tutti i vantaggi richiesti: si sa di cosa si parla (e dovrebbe essere più facile trovarlo con i motori di ricerca) e conserva l’umiltà a cui tengo (si tratta di esperimenti, prove e novità: chi vuole integrare o correggere è il benvenuto!).

Quello che spero non cambi siete voi lettori. E tra di questi coloro che sull’argomento ne sanno molto più di me (e che comunque dedicano del tempo a quello che scrivo) e quelli amici che pure non interessandosi di fundraising mi hanno fatto avere i loro apprezzamenti. A tutti voi, GRAZIE!

Terza e ultima puntata della serie “London Calling”.

Come avevo già preannunciato, la terza puntata della serie London Calling avrebbe narrato la mia visita ad un’importante nonprofit con sede a Londra.

La rosa di candidati su cui lanciare scommesse non era certo ristretta; nella capitale britannica hanno sede, giusto per citarne alcune, il segretariato internazionale di Amnesty International, quello di Salvation Army, Oxfam,…

Grazie ad alcuni contatti, ma soprattutto alla insostituibile Elena (ve ne ho parlato qui), sono riuscito a visitare la sede della British Red Cross. Ve ne ho parlato molto spesso (qui, qui, e qui) perchè credo rappresenti un modello di efficienza negli interventi e di grande professionalità nella raccolta fondi. E con questa visita ne ho avuto conferma.

Dopo una telefonata che mi da la conferma della visita, prendo la metropolitana (circle line) e mi dirigo fino alla fermata Moorfields. Il mio contatto è una certa Annalisa.

La sede della British Red Cross è un edificio piuttosto modesto; un parallelepipedo di qualche piano, con un pianterreno costituito da ampie vetrate, tanto che da fuori si riesce a vedere tutto la reception. All’ingresso, in bella mostra, uno dei loro fuori strada usati durante le emergenze; in Inghilterra infatti sono molto attivi sul fronte dei disastri naturali.

La receptionist, una signora anziana e molto rassicurante, mi accoglie con cordialità: informa subito Annalisa del mio arrivo, mi consegna il Badge con il mo nome (Alberto Geone; devo imparare a fare lo spelling in Inglese…) e, una volta saputo che sono un volontario della Croce Rossa Italiana, mi regala una spilletta. Mancava solo che mi offrisse il tè!

Mentre aspetto Annalisa mi siedo sulle poltrone di attesa, sfogliando un loro volantino sulle donazioni regolari. Poco distante, due persone stanno siglando un accordo, con tanto di stretta di mano e foto di rito. Forse si tratta di una delle loro partnership, come quella con la Tesco.

Qualche minuto dopo una ragazza esce dall’ascensore: “Alberto, vero? Io sono Annalisa…”. Una volta che sinceratomi (con mio grandissimo solievo) che si tratta di un’italiana, Annalisa mi conduce al piano inferiore, dove si trova la loro mensa/ zona relax chiamata “Dunant’s dinner”. Comodamente seduti ad un tavolo, dopo avermi consegnato un pacchetto delle loro pubblicazioni e depliant, comincia la chiaccherata.

La mia “guida” è Annalisa, giovane italiana che dopo aver conseguito un master sul nonprofit e nel settore per qualche tempo in madrepatria si è trasferita in UK ed è entrata nella grande famiglia della Croce Rossa. Qui a Londra si occupa del training per i futuri delegati internazionali: un lavoro non da poco. “La BRC spende circa metà del budget in missioni all’estero” mi spiega Annalisa “e tiene moltissimo alla professionalità dei suoi interventi”. La BRC ad esempio fa parte del DEC, la versione inglese della nostra Agire.

“E in UK, come siete messi?” Dai dati che mi fornisce Annalisa, mi trovo davanti ad un’ONP più che florida. Circa 33.000 volontari, impiegati in numerose attività. Il fundraising, soprattutto grazie alla capillare rete di charity shops; l’insegnamento alla popolazione del primo soccorso; l’assistenza a concerti e altri eventi di massa; le attività socio-assistenziali,… L’età media dei volontari forse è un po’ alta, “ma stiamo studiando diversi modi per coinvolgere di più i giovani; è una delle priorità per i prossimi anni”.

I dipendenti invece in UK sono circa 3.000; alla sede di Londra, una volta assunto ognuno di loro segue un mini corso sulla storia e la struttura del Movimento di Croce Rossa e sul “first aid”; dovranno pure sentirla la mission, no?

due volontari durante la appeal week

Fuori dalla mensa trova spazio un piccolo museo, con qualche 4- 5 pezzi storici custoditi dentro teche di vetro; tra di questi, uno dei tanti “secchielli” che viene usato per la raccolta fondi per strada, soprattutto durante la appeal week.

Poi, una breve visita ai piani superiori; tutti open space con diverse persone al lavoro. Tra di questi, il piano dedicato alle operazioni all’estero, colorato da bandiere e ricordi dei paesi dove sono intervenuti, e una stanza con all’interno una piccola biblioteca, per garantire l’aggiornamento del personale. Trovano spazio riviste sul diritto internazionale umanitario, riviste di medicina e, ovviamente, quelle sul fundraising!

Tornato al piano terra, saluto Annalisa: è stata gentilissima a dedicarmi tutto questo tempo, ma per lei è venuto il momento di tornare al suo lavoro; la Croce Rossa non si ferma mai!

Uno degli slogan creati per invogliare la popolazione a imparare il primo soccorso è “Save a life!”, “Salva una vita!”. Alla British Red Cross ogni giorno ne salvano più di una.

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