Ice Bucket, il Papa e me


Ice Bucket Challenge

Ice Bucket Challenge

Aprile 2012… gasp, è più di due anni che non scrivo su questo blog.

Salterò le consuete righe di scuse  (“sono stato impegnato”, “è stato un periodo frenetico” “il mio criceto ha partorito”…) per concentrarmi su quella che è l’attività di raccolta fondi sulla bocca (e sulle bacheche facebook) di tutti in questo piovoso agosto: la Ice Bucket Challenge.

Il funzionamento è stra-noto, quindi non mi dilungo: si riceve la nomination e ci si fa un video, da pubblicare sui social, nel quale ci si fa versare addosso un secchio di acqua gelata. Contemporaneamente si fa una donazione in favore delle ONP che si occupano di SLA.

Ciò fatto, si nominano altre tre persone, invitate a far lo stesso.

Il fenomeno è nato negli USA e si è diffuso da noi in modo virale, complice anche il riscontro mediatico dato dalla partecipazione di alcune celebrità; da Bill Gates a Justin Bieber (di cui, alla veneranda età di 29 anni, fatico a comprendere il successo).

In ogni caso, il fenomeno ha coinvoltò anche una fetta di celebrità nostrane. Per nominarne due: Fiorello e il Premier Matteo Renzi.

Tra favorevoli e contrari, c’è stato un aspetto che più di tutti ha suscitato critiche: la spettacolarizzazione. L’idea cioè che si renda l’atto di donare un grande, fragoroso e narcisistico circo mediatico, nel quale si è tanto intenti a farsi vedere e a ridere che ci si dimentica di donare.

O, peggio, si enfatizza e pubblicizza la propria donazione. Aspetto a cui sembra riferirsi proprio Papa Francesco nel suo ultimo tweet.

Ora, se sto scrivendo un post sull’argomento è perchè ho un’opinione in merito. E se sei arrivato fin qui a leggere, forse ti interesserà sapere come la penso.

Se è così, ecco in sintesi cosa mi frulla in testa a riguardo:

1) è una bella idea, e credo il suo pregio maggiore sia aver comunicato un problema poco noto a milioni di persone. Ma attenzione, con queste persone si è comunicato, NON le si è coinvolte. Una cosa è fare una donazione in seguito ad un gioco (perchè di tale si tratta, e non credo sia un aspetto da condannare). Ben altra è avere un impegno costante, ripetuto nel tempo. Per dirla in soldoni… se l’iniziativa venisse ripetuta il prossimo anno, quanti la rifarebbero?

2) A dare una rapida occhiata alle bacheche di FB, soprattutto di quelle dei non addetti ai lavori (perchè la maggior parte dei donatori non sono fundraiser, è sempre bene ricordarlo), la Ice Bucket Challenge viene etichettata come LA raccolta fondi. Ma è davvero così? A guardare i dati, la compagna ha ad oggi raccolto 70 milioni di dollari. In Italia 200.000 euro. Come dicono negli USA, “evert gift counts”… ma non è un po’ poco?

Voglio dire… la sola Save The Children Italiana nel 2013 ha raccolto 60 milioni. Eppure non ne ho sentito parlare al TG, sui social, dagli amici.

C’è quindi un grande rischio. Sovrastimare il fenomeno e far illusoriamente credere alle persone che questa sia la migliore forma di raccolta fondi, e il miglior tipo di sostegno che possono dare. Sporadico, imprevedibile, e poco sostanzioso; ma molto chiaccherato.

3) è tutto da buttare? assolutamente no: in un periodo generalmente povero di donazioni (e chi pensava a donare, ad agosto) si è parlato di ricerca, di non profit, di donare. Si sono aperti dibattiti: c’è gente che si fa versare un secchio in testa ma poi non dona? è etico comunicare l’importo della propria donazione? Non è meglio donare e basta?

E, cosa importante, ci si è divertiti. Si, perchè finchè si concepisce la donazione come un sacrificio (donazione= soldi in meno da spendere) la partita sarà sempre persa. Sapete cosa Henry Rosso pensava del fundraising. Per chi non lo sapesse, googolatelo e troverete la migliore definizione esistente di raccolta fondi, nonchè quella più che adatta in questa situzione.

4) E, in ultimo, il punto sollevato dal Papa: è giusto mostrare in pubblico il proprio sostegno?

Su quest’ultimo punto, mi devo dire in disaccordo con il Pontefice (non sono informato se esista ancora il dogma dell’infallibilità… speriamo di no!).

è vero, ostentare la propria generosità è quanto di più indelicato ci sia.

Ma comunicarla può avere un effetto più che positivo, e cioè: coinvolgere altre persone.

Un piccolo aneddoto personale: quasi 3 anni fa per il mio compleanno lanciai un’iniziativa di Personal Fundraising, di cui parlai anche su questo blog: invece che regali, fate donazioni per CasaOz. Raccogliemmo più di 800 euro.

Pur essendo io quanto di più distante da un opinion leader (il primo a ritenere una cretinata cioè che dico, penso e scrivo sono io), ritengo che sia stato positivo. Alcuni amici fecero donazioni sostanziose, altri coinvolsero amici loro (quindi, de facto, ho ricevuto regali da gente che non conosco); altri, ispirati, fecero iniziative simili. Altri ancora si ricordano sempre di CasaOz quando decidono di destinare il 5×1000.

E potreste chiedere: si, ma qual è la differenza tra ostentare e comunicare?

Non lo so.

O meglio, non lo so per certo. Mi sono affidato alla mia sensabilità. Non ho fatto niente che non rifarei, detto cose che che non dico di solito, coinvolto con modalità che non mi sono congeniali. Ma ha funzionato, ed è stato divertente.

In conclusione: va bene l’Ice Bucket Challenge… ma non fermiamoci a questo😉 Il non profit ha bisogno (e merita) molto di più😉

E voi che ne pensate?

4 Pensieri su &Idquo;Ice Bucket, il Papa e me

  1. Ciao Alberto! Sulle opinioni “di gusto”, cioè se piace o non piace l’iniziativa… i gusti son gusti!
    Ma fermandoci al dato di fatto:
    sarà vero che STC Ita ha raccolto 60 milioni, spendendone boh, basta andare a guardare.
    Ma in 1 anno.

    Questa campagna qui ha raccolto 70 milioni di dollari (a oggi) solo negli USA in praticamente neanche 1 mese, spendendone boh, vedremo a campagna chiusa.
    A parte questo il “marketing virale” è di un successo a dir poco fragoroso. E qui nessuno avrà mai e poi mai dei dati consistenti per valutare l’efficacia, ma come scrivevo qualche giorno fa:
    riportandolo al mio giro di amici e conoscenze, qualcuno ha fatto il video, qualcuno ha fatto una donazione, qualcuno non ha fatto niente ma abbiamo parlato della SLA, tutti ne sapevamo qualcosa di più. La memoria e l’interesse faranno la loro parte, per chi lo vorrà.

    A me questa campagna piace sotto ogni possibile punto di vista, ma anche mi facesse schifo,
    ci sono numeri esorbitanti e una penetrazione nella quotidianità visible a parlare per tutto e per tutti.

    Ricomincia col blog!

    Pace

  2. ciao Riccardo, grazie delle tue riflessioni.
    Tengo a precisare un punto: Save ha raccolto 60 milioni in un anno spendendone un po’, dati alla mano.
    Ma credo che raccoglierà la stessa cifra anche il prossimo anno; ed è simile a quella raccolta un anno prima. Per i beneficiari, non è cosa da poco: significa continuità nei servizi.
    Il rischio è che queste dell Ice Bucket più che doccie estive siano temporali estivi: intensissimi… ma della durata di un soffio. Poi tutto torna come prima. Come scrivevo, si è seminato: moh tocca raccogliere😉

    P.s. ammetto che la voglia di tornare a scrivere un po’ mi è tornata😉

  3. E’ vero sti video so cazzari, sembrano tanti idioti, e la cosa più divertente sono i fails. Però chi lo fa si diverte, chi lo fa se lo ricorda, e almeno io ho rifletutto su quella doccia fredda che deve essere ricevere una notizia del genere. Oddio, per sensibilità personale ci avevo pensato anche prima. Ma l’iniziativa ha reso plastica, tangibile, sensorialmente riproducibile l’idea di base: riceve una notizia del genere è una doccia fredda, ti crolla il mondo addosso. per questo probabilmente i 15enni non faranno un’altra donazione… ma gli adulti avranno in testa per un bel pò quelle docce fredde anche nel rivedere su face i fails. Secondo me è stata una comunicazione di impatto.

    La differenza tra ostentazione e comunicazione sta nell’intenzione personale di chi fa la donazione. Il papa in quel caso non si preoccupa dell’efficacia della campagna quanto della prospettiva personale. Il Cristiano viene educato all’amore e non all’ipocrisia;
    pertanto la donazione non deve essere un investimento nell’immagine personale in società. Pertanto posso fare la donazione e sensibilizzare gli altri senza dire se e quanto ho donato. Un prete mi raccontava come andato in missione in Africa per la consegna di un pozzo si è trovato di fronte alla richiesta della popolazione per una scuola. Servivano altri 15.000 euro. Balbettanto un si poco convinto al villaggio ritorna a Palermo. La domenica celebra messa e ringrazia coloro che avevano contribuito. Imbarazzato chiede per la scuola, stile ” ambasciatore non porta pena”.
    Il giorno dopo due signorine in età avanzata ( se non ricordo male erano sorelle) si presentano e consegnano un assegno con l’intera cifra richiesta. Una sola richiesta: l’anonimato. Il prete mi raccontava: “mi sono sentito mortificato: avevo dubitato dell’aiuto di Dio, dell’amore che Lui è capace di infondere, e che le persone sono ancora capaci di restituire”
    Si la differenza tra comunicazione ed ostentazione è sostanziale.
    Ancora oggi quel gesto comunica e spinge a donarsi.

    • ciao riccardo, e grazio del tuo contributo. è vero, la donazione non deve essere ostentazione.
      Ma esibire (nel senso di mostrare) la propria donazione ha un effetto positivo: da l’esempio. Mostra che si può fare. Che è normale. In alcuni casi, anche “cool”. Per questo penso che, in alcuni casi, mostrare la propria generosità abbia più impatto del celarla. ciao!

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