Cercare lavoro in UK è più facile


Non vorrei fare l’esterofilo (mai stato, e non intendo cominciare ora)… ma guardate questo sito.

http://www.charityjob.com/index-global.aspx

Non solo ci sono decine e decine di posizioni di ogni tipo per lavorare nel non profit… ma guardate come sono catalogate!

praticamente tutte contengono:

– Salario (eh si, si lavora anche per quello: meglio sapere quanto sarà, no?)

– Esperienza

– Compiti

– Descrizione dell’organizzazione

– ecc.

Sui (pochi) siti simili italiani o direttamente sui siti delle nostre non profit spesso le descrizioni sono “cercasi persona che raccolga fondi”. Tutto questo quando la posizione è aperta. Eh si, perchè la maggior parte delle volte si fa un reclutmento solo tra conoscenti o all’interno di una base ristrettissima.

Continuerò a tifare Italia ai mondiali e a preferire la pasta a uova e pancetta, ma… se devo cercare un lavoro, preferirei essere in UK.

3 Pensieri su &Idquo;Cercare lavoro in UK è più facile

  1. Ciao Alberto,

    veramente un bel post che finalmente vedo apparire in rete come problematica sul “come cercare lavoro” nel non profit italiano.

    Forse non è che in UK è piu facile, ma direi che in Italia è difficile.

    Mi spiego:
    E’ vero che il terzo settore in UK, e soprattutto discipline come il fundraising, sono avanti anni luce dagli standard Italiani, ma io credo anche che vi siano diversi fattori che influiscano sul fatto di non possedere tali strumenti che facilitino la ricerca del lavoro.

    “CharityJob” come miriadi di altri siti per “job hunting” del terzo settore qui in UK, esistono da quando esiste la rete e internet e sempre con descrizioni dei ruoli come hai osservato tu, trasparenza degli stipendi e skills ricercate.

    Qui si tirano in ballo delle questioni che sono molto piu ampie e a mio avviso urgenti da risolvere.

    1) Problema identificativo e riconoscimento del settore e relative professioni:

    Come è riconosciuto e percepito il terzo settore in Italia?
    Come altra Italianata?
    Il fundraising è una professione riconosciuta a tutti gli effetti o è un’ elite?
    Il fundraising, per quanto ora con gli sforzi dei “guru” italiani della materia si stia sviluppando, quanto viene riconosciuto come area professionale? Quali sono gli stipendi di mercato per i vari livelli di esperienza?
    Si ha un’idea precisa di come siano strutturati i differenti tasks, e le differenti skills richieste per le diverse posizioni nel DIPARTIMENTO di fundraising?
    Insomma si ha una netta coscienza di come le risorse umane per questa professione debbano essere dispiegate e organizzate?

    2) Asimmetria informativa nel mercato del lavoro

    L’esempio da te riportato del sito è un caso di “commitment” verso la trasparenza e organicità per il mercato del lavoro.

    Ai tempi universitari, tra i libri di economia, mi ha sempre fatto riflettere il concetto di “asimmmetria informativa” come fulcro, base e variabile irrinunciabile per costituire modelli di concorrenza perfetta dove domanda e offerta si incontrano.

    Ergo che SENZA TRASPARENZA (e con presenza di asimmetrie informativi quindi) NON VI è CONCORRENZA. E senza concorrenza vi sarà mai meritocrazia?

    Come ormai in gergo digitale si dice, allora io “TI QUOTO” nella tua osservazione in merito alle posizioni riservate solo a chi è agevolato nel reperire un informazione non di “dominio pubblico”.

    3) dove sono gli attori di mercato di intermediazione del settore?

    Per ogni settore lavorativo qui esistono siti specifici di settore che fanno incontrare employers and employees.

    Il lavoro di ricerca è poi efficientizzato e facilitato dalle agenzie di recruitment per le NGO (concetto abissale in Italia) come:

    http://www.edenbrown.com/
    http://www.tpp.co.uk/
    http://www.harrishill.co.uk/
    http://www.flowcaritas.co.uk/
    http://www.prospect-us.co.uk/

    etc etc etc giusto per citarne alcune
    Queste ti aiutano nella ricerca di lavoro, capiscono quali sono le tue abilità, competenze, esperienze etc per introdurti poi a organizzazioni che ricercano tale profilo.

    Sarebbe bello vedere nascere da questo post una discussione sul come “organizzare” la ricerca di lavoro nel non profit in Italia, con strumenti semplici, chiari, informativi e accessori per poter garantire e offrire a tutti gli aspiranti fundraisers le stesse opportunità per concorrere ed essere selezionati in base a knowledge e copetenze piuttosto che, come le hai chiamate tu, a “basi ristrettissime” di conoscenze.

    Un caro saluto, un in bocca al lupo per tutto e scusa per questo “papiro” come commento.

  2. Caro Diego,
    Altro che scuse: il tuo intervento merita dei ringraziamenti! perchè in sostanza è un grosso completamento al post che ho scritto (non sapevo ad esempio esistessero degli agenzie di recruiting specializzate nel non profit… non così tante, almeno).

    Rimane quello che scrivevo nel post: non conviene fare gli esterofili, e ricordarsi sempre che niente è perfetto… ma una sbirciatina a ciò che succedere in Ul può essere di stimolo anche qui. E penso non ci sia nulla di male nel dire che spero che la direzione che il non profit italiano vuole prendere in tema di risorze umane sia simile a quella inglese.

    Saluti dall’Italia!

    Alberto

  3. Pingback: Trovare lavoro nel fundraising: intervista a Chiara Arroi | Fundraising Km Zero

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