Non devi farmi piangere per forza!


Il cambio di città e il non troppo tempo dedicato alla rete mi stavano facendo perdere una discussione davvero interessante sull’etica nel fundraising, ospitata dal blog di Fabio latino (qui e qui).

Discussione ancora più di attualità quando, sotto periodo natalizio, più o meno tutti riceviamo mailing da numerose associazioni che ci invitano a fare una donazione. Tra quelli che ho ricevuto, una parte consistente mette bambini piangenti e denutriti sulla busta, e si rivolge al sottoscritto non solo come se la mia donazione potesse di punto in bianco risolvere tutti i problemi dell’Africa… ma a volte anche come se la causa di questi problemi fossi più o meno direttamente io! (e pensare che in Africa non ci sono mai stato).

Posto e assodato che una buona proposta di fundraising deve sempre contenere un qualche elemento di empatia, che ti permetta di “metterti nei panni” della persona che chiede aiuto, permettendoti così di comprendere il suo bisogno (la lettera citata da fabio ad esempio a me non suscita così tanto turbamento, la domanda è: per suscitare l’empatia, per “far vivere” il dramma, per far compredere quanto la causa sia urgente, importante e rilevante (come deve essere ogni causa) c’è proprio bisogno di essere aggressivi? Dobbiamo per forza mostrare sangue, fame, miseria, disperazione?

Mentre mi ponevo questa domanda, mi sono imbattuto in rete in questo video della British Red cross, dedicato alla giornata mondiale della lotta all’HIV.

Come potete vedere, nel video questa presentatrice inglese ci chiede “se avessi l’HIV, mi baceresti?” Segue una serie di gag e poi un dato: l’85% delle persone sa che non si contrae l’HIV tramite un bacio… ma comunque sia il 69% non bacerebbe una persona affetta da HIV. “Una cosa è la sicurezza” ci dice lo spot, “un’altra la discriminazione”.

Credo che attraverso lo spot si capisca bene (anche se in maniera ironica) il dramma di queste persone. E riescono a farcelo capire senza foto di persone morenti in ospedale, senza sangue, senza dirci che la colpa è nostra.

Forse far piangere non è sempre il mezzo migliore…e sono fermamente convinto che nel lungo periodo NON paga.

4 Pensieri su &Idquo;Non devi farmi piangere per forza!

  1. Daccordissimo! E aggiungo qualcosa. IL problema non è tanto se far piangere o se far ridere. CIò è una questione di stile o di gusto. Il problema è se il donatore ha bisogn di un 100% di retorica per essere convinto o se abbia bisogno di almeno un 50% di razionalità. Se noi pensiamo che il donatore è un ricco che deve redimersi dal peccato di esserlo e quindi espiare un peccato facendo una donazione. Bhe allora la retorica serve a dare una immagine positiva a questo scambio. Se invee, come io credo, siamo davanti sempre più ad un individuo adulto, intelligente, informato e responsabile (cioè il migliore donatore possibile…..) dobbiamo cedere un 50% di retorica alla forza dei nostri progetti anche in senso razionale. E questo per chi scrive le lettere o gli spot non è una cosa semplice. Perchè vuol dire che il tuo progetto deve essere veramente forte e intelligente e tu devi essere veramente una organizzazine capace. E allora cominciano le sfide vere per il non profit molto più difiicili della sfida di toccare il cuore. Insomma il dontore è un tipo particolare di consumatore che va affabulato per comprare un prodotto (vecchio approccio di marketing) oppure un partner responsabile dei nostri progetti? Questo è il problema.

  2. D’accordo con te Massimo; e aggiungo un pezzo. Con un po’ di retorica e l’approccio “affabulatore” di cui parli si riesce senz’altro a raccogliere donazioni, forse anche molte. Ma senz’altro non si trovano donatori. Nel senso che una cosa è convincere qualcuno a darci dei soldi una tantum, spinto dal senso di pietà o dal desiderio di liberarsi dello scocciatore che gli chiede soldi…
    Altra cosa è trovare un donatore, cioè una persona che crede nell’importanza del tuo lavoro e di come lo fai, e decide di seguirtu stabilmente in un percorso.

  3. e infatti in Italia abbiamo un tasso di fidelizzazione bassissimo. Tipico del mordi e fuggi. Come in tanti alberghi e ristoranti della penisola: pelare il cliente e poi ….chi vivrà vedrà. Che senso ha? Bah, io non l’ho mai capito….. Anche perchè noi facciamo fund raising mica i piazzisti.

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