London Calling: i charity shop


Eccoci tornati con la seconda puntata di “London Calling”, la mini-serie dedicata ad alcune riflessioni sul non profit inglese fatte durante un recente viaggio in Inghilterra.

La puntata di oggi è dedicata ad una delle attività di fundraising più tipiche oltre manica, nonchè una delle più redditizie, e che permette alle ONP locali di essere molto presenti sul territorio: i charity shop, appunto.

Ma cosa è un carity shop?

La vetrina di un charity shop della Cancer Research UK

Immaginiamo che voi abbiate qualche oggetto in buono stato che non usate più. Può essere l’ultimo poliziesco che avete letto, quel paio di occhiali da sole che sono anni che non mettete o quella camicia che ormai non è più della vostra taglia. Volete disfarvene, ma pensate che forse potrebbero ancora essere utili a qualcuno. Decidete allora di portarlo in un charity shop della ONP che sostenete.

Disseminati su praticamente tutto il territorio inglese, i charity shop sono negozi, gestiti direttamente dalle organizazioni non profit (tramite personale volontario e dipendente) dove i donatori posso portare della merce usata che poi viene rivenduta ai vari acquirenti (che, in fondo in fondo, sono donatori anche loro).

L'interno di un negozio

Da un articolo on line del Sole 24 Ore scopro che il primo di questi negozi fu aperto dalla British Red Cross nel 1941, e da allora tante altre organizzazioni l’hanno seguita. I charity shop inoltre hanno diversificato moltissimo la merce trattata; potete trovare libri, vestiti, cartoline, CD, DVD, gadgets della ONP (spille, magliette,…), cioccolato equo e solidale (come in quelli di Oxfam), e chi più ne ha più ne metta.

Quella dei charity shop è un’iniziativa che presenta numerosi vantaggi:

1) Consente all’ONP di avere una presenza fisica e stabile sul territorio; all’interno dei negozi è possibile trovare materiale informativo e fare domande ai volontari sulle attività dell’organizzazione.

2) E’ redditizia: soprattutto perchè i costi sono bassi (buona parte della merce viene donata e gran parte del personale è volontario)

3) Tratta articoli di successo: perché costano poco (cosa che, con la crisi economica in corso, può fare ancora più comodo) e perché si tratta di articoli “vintage”, verso i quali c’è un crescente interesse.

4) Inserisce i donatori in un circolo virtuoso: come dicevamo prima, è donatore chi cede della merce ma anche qui l’acquista! In fin dei conti, donare una paio di pantaloni che non sui più non è un gran sacrificio. Ma entrando magari prendi un volantino. Poi, decidi di fare una donazione per Natale. Poi…

Per chi volesse approfondire, qui trovate una puntata del podcast della British Red Cross dedicata all’esperienza di volontariato nei charity shop, e queste slides a loro dedicate.

Alla prossima!

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