London calling: il non profit in UK


Come promesso, prima puntata della serie “London Calling”, dedicata alle osservazioni fatte sul non profit inglese durante una breve vacanza a Londra.

In realtà, quando sono partito avevo l’intenzione di dare solo un’occhiata a quello che avrei visto.

Poi, appena arrivato in albergo, ho trovato sulla scrivania la brouchure che vedete a lato. Che spiega che, grazie ad un accordo tra la catena dell’albergo e la Cancer Research UK, alla fine della mia permanenza al conto sarebbe stata aggiunta una sterlina, donata poi appunto alla ricerca sul cancro. Geniale!

A quel punto mi sono chiesto: chissà quante altre cose troverò che potrei raccontare in Italia. Perciò grazie alla pazienza dei miei compagni di viaggio, che mi hanno permesso di fermarmi tutte le volte che ho trovato qualcosa di inerente. E che mi hanno permesso quindi di fare una serie di considerazioni.

La prima: l’Inghilterra è piena di non profit. A Londra ad esempio hanno sede molte importantissime organizzazioni (Amnesty, Oxfam, Salvation Army,…). Ma esiste anche un universo di organizzazioni più piccole, che coprono moltissimi bisogni.

“Nella cultura britannica, il ruolo di alcune istituzioni (come la famiglia o la Chiesa) è meno centrale che da noi” mi spiega Elena, una cara amica attualmente residente a Londra e che sta svolgendo una ricerca proprio sull’argomento, “quindi molti bisogni vengono coperti dal terzo settore”.

La seconda: il non profit è molto presente. E visibile. Accendendo la TV capita spesso (forse più che in Italia) di imbattersi in spot della British Heart Foundation o della Cancer Research UK (ad esempio questo, davvero stupendo). Ma in generale basta andare in strada per imbattersi in volontari che distribuiscono volantini, nelle sedi delle organizzazioni (sedi che si curano di rendere ben visibili) o in altre iniziative.

Quello che vedete qui a fianco ad esempio è un contenitore di vestiti per Oxfam. Ne ho trovato più di uno in giro per Londra, anche di altre ONG.

La terza: in UK fanno tantissimo fundraising, e in modi davvero geniali. Il caso dell’albergo è un esempio.

Una cosa che ho trovato singolare è che è molto facile trovare personale delle non profit in giro per strada con dei secchielli, sollecitando la gente a donare qualche moneta. Da noi una cosa del genere sarebbe forse etichettata come carità e vista di cattivo occhio. Li invece non solo è molto comune, non solo gli inglesi questi secchielli li riempono con le loro donazioni, ma è un’attività praticata anche da ONP molto importanti.

La prima volta che mi sono imbattuto nei famigerati secchielli ero…a teatro! una volta finito lo spettacolo We will rock you (musical con le canzoni dei Queen), quando il pubblico è ancora in sala, parte un registrazione con la voce di Brian May (chitarrista del gruppo) che invita a fare all’uscita una donazione in favore della fondazione per la lotta all’HIV nata in memoria di Freddy Mercury. Quando siamo arrivati all’uscita, ad ogni porta erano presenti dei volontari con i citati secchielli: senza essere per nulla invasivi, davano la possibilità a chi voleva di fare la sua donazione. Io l’ho fatta, e come me tanti altri.

E con la prima puntata è tutto: nella prossima si parlerà di una delle attività di fundraising più note in Inghilterra: in Charity Shops!

Un pensiero su &Idquo;London calling: il non profit in UK

  1. Pingback: Happy Christmas! (ricevuto da Elena) « Il Blog di Alberto Ghione

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